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L'informazione e le proprietà emergenti (ottobre 2025) Il concetto di cambiamento e quello di proprietà emergente Per una migliore comprensione di quanto ho già esposto nella pagina del sito sull'Origine della vita in merito all'importanza dell'informazione in biologia e nell'evoluzione della vita, cercherò di elaborare un quadro più chiaro di cosa si intende per cambiamento ed in cosa consiste una nuova proprietà emergente. Parliamo di cambiamento quando, all'interno di una porzione prestabilita dello spazio (che possiamo definire come ambiente o campo), se riusciamo a conoscere le condizioni presenti in un tempo A e quelle presenti in un tempo B successivo ad A, riscontriamo delle differenze. Queste differenze possono essere quantitative, nel senso che, se riferite ad elementi materiali, aumenta o diminuisce il numero di quelli presenti nell'ambiente, e se riferiti a forme di energia dinamica, elettromagnetica o di altra natura, aumentano o diminuiscono i valori delle stesse all'interno del campo. Può anche accadere che al tempo B ci siano all'interno dell'ambiente alcune nuove forme di materia o di energia che non erano presenti al tempo A, le cui proprietà ed i cui effetti risultano essere qualitativamente diversi rispetto a quanto di verificava al tempo A. In questo caso si può avanzare l'ipotesi che le nuove forme siano penetrate nell'ambiente dall'esterno, cioè da un altro spazio nel quale erano già presenti. Tuttavia, se prendiamo in considerazione alcuni dei cambiamenti qualitativi che riscontriamo in determinati periodi di tempo, vi sono casi in cui non riusciamo ad identificare nessuna porzione dello spazio nel quale le nuove forme fossero già presenti. Dunque, se immaginiamo che il nostro ambiente sia sempre più esteso, dobbiamo riconoscere che nell'intervallo di tempo tra A e B si è verificato al suo interno un particolare fenomeno che possiamo interpretare come creativo, e le nuove proprietà con cui quel fenomeno si manifesta nell'ambiente vengono definite emergenti. Per un approfondimento delle proprietà emergenti ed un'interessante descrizione di come si sono via via manifestate nella storia del nostro universo invito a leggere il libro di Harold J. Morowitz (1927-2016) The Emergence of Everything (pubblicato in inglese nel 2002 e scaricabile dalla Biblioteca). L'autore era un biofisico americano che studiò l'applicazione della termodinamica ai sistemi viventi. Pubblicò numerosi libri e articoli, monografie tecniche e saggi, e l'origine della vita fu il suo principale interesse di ricerca per più di cinquant'anni. Prima di affrontare il tema delle proprietà emergenti e della loro importanza per la valutazione dell'evoluzione del nostro universo, esaminiamo quali sono gli strumenti necessari per poter stabilire quali cambiamenti si sono verificati in un intervallo di tempo. Lo strumento più immediato è costituito dalle risorse sensoriali e dalle facoltà intellettive dell'organismo umano, nel caso in cui possiamo, per esempio, vedere e contare il numero di elementi presenti all'interno di un ambiente, oppure percepire (anche se in modo approssimato) l'intensità e la frequenza di un suono, oppure la temperatura di un oggetto solido, di un liquido o di un gas. Possiamo dunque sostenere che attraverso i nostri sensi le condizioni presenti nell'ambiente esaminato si riflettono nello stato del nostro organismo, che a sua volta costituisce un ambiente predefinito, e che i cambiamenti che si verificano nell'ambiente esaminato determinano dei cambiamenti anche nel nostro organismo e nelle funzioni conoscitive che li registrano mendiante l'attività mentale cosciente. Se poi vogliamo ottenere delle misure quantitativamente precise ed affidabili delle particolari condizioni che si presentano nell'ambiente esaminato, anche in relazione a quei fenomeni che non vengono percepiti sensorialmente dal nostro organismo, ideiamo e costruiamo strumenti tecnologici che possano fornirci le informazioni richieste. In ogni caso la mente umana effettua la lettura e l'interpretazione dei dati forniti dagli strumenti, molto probabilmente in relazione all'attività cerebrale, cioè alle variazioni che gli stessi dati producono sul funzionamento delle reti neurali. I cambiamenti che si producono nel tempo riguardano dunque tanto i fenomeni fisici quanto la nostra conoscenza degli stessi, cioè le modalità con cui possiamo osservarli, descriverli ed interpretarli, nel tentativo di scoprire in modo sufficientemente preciso ed affidable le leggi che determinano tali cambiamenti. Questo processo implica il coinvolgimento dell'io cosciente in quelle particolari sintonie della psiche umana che si manifestano come desiderio di conoscere e di sapere. Si tratta certamente di un'attività cosciente che richiede impegno, dedizione, attenzione, intuizione e capacità di concentrazione alle facoltà intellettive e creative di cui l'io di una minoranza di esseri umani è dotato. Tuttavia la stretta connessione esistente tra l'evoluzione dei fenomeni fisici – dapprima inorganici e poi organici – che hanno avuto luogo sul nostro pianeta, e la conseguente creazione emergente di uno strumento cerebrale capace di consentire i processi mentali che sono alla base della nostra attività conoscitiva cosciente, ci induce a ritenere che tanto il fenomeno osservato quanto il soggetto osservatore non sono altro che due facce della stessa medaglia. Va però tenuto presente che un ostacolo fondamentale per la conoscenza dei fenomeni è costituito dal tempo: nel caso in cui non vi sia contemporaneità tra il fenomeno osservabile e l'attività di osservazione, diretta o strumentale, da parte dell'osservatore, non si vede in che modo i cambiamenti che sono avvenuti nell'ambito del fenomeno in passato possano esercitare un effetto immediato sulla mente dell'osservatore ora. Ovviamente, se una traccia, un documento o un effetto di quei fenomeni è pervenuto fino a noi, la nostra mente è in condizione di reagire a tali reperti, di valutarli e di interpretarli, ma in caso contrario non siamo in grado di sapere niente: per questo motivo alcune persone si impegnano continuamente a cercare tracce di eventi passati. In qualche caso le conoscenze già acquisite consentono alla mente dell'osservatore umano di interagire direttamente con eventi accaduti nel passato: per esempio, se osserviamo direttamente o con un telescopio la luce di una stella o di una galassia distante da noi un certo numero di anni luce, sappiamo che gli eventi che stiamo osservando hanno avuto luogo in un tempo passato uguale al numero di anni che la luce ha impiegato per giungere fino al nostro strumento di osservazione. Questa informazione non è data dall'evidenza, che ci indurrebbe a ritenere che tutto ciò che osserviamo sia contemporaneo, ma dalla conoscenza interpretativa di altri fenomeni, che ha portato la mente umana a valutare con sufficiente affidabilità e precisione la distanza dei corpi celesti, ed a stabilire che la luce si propaga nello spazio cosmico con una velocità fissa e non superabile. Nel caso degli eventi passati relativi all'evoluzione della vita sul nostro pianeta, la loro ricostruzione avviene sulla base dei reperti fossili finora ritrovati, alla luce delle conoscenze acquisite mediante l'osservazione di tutto ciò che si verifica attualmente e la documentazione di quanto è stato investigato in epoca recente. Si tratta dunque di processi mentali molto complessi, tramite i quali vengono elaborate ipotesi e teorie che hanno successo o meno a seconda di come sono valutate ed accolte dalla comunità scientifica, per essere poi divulgate presso il grande pubblico che le accoglie come vere sulla base della fiducia che ripone nell'autorità della scienza. Si determinano così quei grandi cambiamenti culturali che caratterizzano le epoche della storia umana, ed in particolare quella in cui stiamo attualmente vivendo. Il tempo, la coscienza e la conoscenza umana Abbiamo constatato come questi complessi processi conoscitivi relativi ad eventi che non possiamo osservare direttamente in quanto accaduti in epoche remote, ben prima che la coscienza umana si manifestasse e l'intelligenza umana potesse operare, modificano in modo sostanziale sia l'interpretazione culturale del mondo e della vita che plasma le menti dei membri di una società complessa, sia l'attività umana stessa, che modifica l'ambiente del nostro mondo. Tuttavia, sebbene siamo ben consapevoli del coinvolgimento della nostra mente in questi processi conoscitivi, non abbiamo alcuna idea né sulle modalità in base alle quali questi processi si svolgono, né sulle loro finalità. Tutto quello che possiamo dire è che il coinvolgimento dell'io cosciente di un certo numero di esseri umani in tali processi comporta delle particolari valutazioni, anche di natura etica, che sono determinate in genere dalla psiche umana e che possono dunque differire da un individuo all'altro. Nel partecipare al processo creativo in quella misura in cui le risorse mentali (intellettive ed intenzionali) di cui dispone glielo consentono, l'io cosciente dovrebbe quasi sempre porsi delle domande in merito agli obiettivi che persegue mediante la propria attività ed alle conseguenze derivanti dai cambiamenti introdotti nel sistema nel quale opera. Questo, almeno, sembra essere lo scopo a cui tende il processo cosciente di controllo dell'evoluzione sul nostro pianeta, per quella parte per cui esso viene trasferito dall'attività creatrice da noi definita naturale all'attività mentale umana nella quale l'io cosciente viene direttamente coinvolto. Infatti, nel constatare l'evidente ed indiscutibile processo creativo naturale che ha portato alla comparsa ed all'evolutione della vita sulla Terra ancor prima che qualsiasi barlume di coscienza umana si sviluppasse, l'io cosciente sente l'esigenza di chiedersi se tale processo creativo sia dotato di una propria coscienza, di intento e di scopo, oppure no. Sotto questo aspetto la condizione dell'io cosciente è davvero strana, per certi versi confusa e quasi insostenibile: non può negare infatti che l'organismo mediante il quale vive in questo mondo fisico, col suo sistema nervoso ed il suo cervello dal cui funzionamento dipendono le facoltà sensoriali, percettive ed interpretative della stessa realtà in cui si trova immerso, sia un prodotto di quel processo creativo naturale che progressivamente si svela all'io cosciente e le cui caratteristiche esso cerca di comprendere. Ma se riconosce al processo il solo potere creativo, della cui evidenza non può dubitare, negandogli però coscienza, intenzione e finalità, deve poi interrogarsi sulla propria stessa natura ed origine, dato che per l'io coscienza, intenzione, scopo e significato si rivelano essere esigenze fondamentali ed irrinunciabili, al punto da indurlo spesso ad intervenire attivamente per modificare quegli stessi processi naturali dai quali crede di aver avuto origine. D'altra parte, se riconosce al processo creativo coscienza, intenzione e finalità, è poi costretto a constatare che di tali facoltà non può avere una conoscenza diretta, affidabile ed oggettivamente difendibile, in quanto la loro stessa interpretazione dipende da particolari sintonie della psiche, variabili a seconda del tempo e del luogo in cui l'io coscente è destinato a vivere, anche in relazione agli orientamenti culturali ivi predominanti. Dal punto di vista dell'io cosciente, alla luce della sensibilità di cui esso è dotato, il processo può apparire come un tentativo solo in parte riuscito di trarre un ordine dal caos in modo creativo ma non consapevole e, soprattutto, non ragionevole se valutato col metro della ragione umana, almeno per quanto riguarda ciò che è accaduto ed accade nel nostro mondo. Per questo motivo alcuni ritengono che, dando origine alla coscienza, all'intelligenza ed alla ragione umana, il processo cerchi in qualche modo di conoscere, di sperimentare e di interpretare se stesso, in modo da capire come dirigere finalisticamente il proprio potere creativo. Nell'ottica della sensibilità umana il tempo, così come noi lo percepiamo, assume un ruolo fondamentale nello svolgimento di questo processo, in quanto – nel suo scorrere unidirezionale dal passato verso il futuro – consentirebbe lo sviluppo di un ordine informatico di qualità via via superiore che può essere percepito dall'io cosciente come un progresso. Nella fase attuale del processo si riscontra come le dinamiche della psiche umana che, mediante il coinvolgimento dell'io cosciente, determinano i comportamenti dei singoli esseri umani e l'affermazione dei programmi socioculturali dominanti, siano ancora in gran parte determinate da funzionamenti organici e mentali che sfuggono al controllo della ragione ed al vaglio dell'intelligenza, e non mostrano alcun riguardo nei confronti della profonda e più autentica sensibilità che determina le vere esigenze dell'io. Da questo stato di cose hanno origine tutte le speranze che l'umanità ripone nel futuro. Ma se questo fosse effettivamente l'intento finalistico del processo, dovremmo dedurne che l'emergere della coscienza umana, dell'intelligenza e della sensibilità dell'io cosciente rappresentano un tentativo posticipato nel tempo di intervenire sulla libertà del potere creativo, manifestatasi nella sua pienezza in epoca precedente, in modo, per così dire, più responsabile, proprio alla luce delle nuove esigenze di cui l'umanità nel suo complesso sembra essere portatrice ed interprete. Di conseguenza, il fatto stesso che l'io cosciente di un numero anche limitato di esseri umani senta il bisogno di conoscere e di interpretare il processo creativo, intervenendo sulle sue dinamiche per modificarle in modo responsabile alla luce della ragione umana, significherebbe che il processo stesso è dotato di un intento, di uno scopo e di un'aspirazione evolutiva che si manifesta dispiegando i propri effetti nel tempo. Ovviamente, questo è quanto possiamo ipotizzare in relazione a ciò che è accaduto ed accade sul nostro mondo – uno solo tra la moltitudine di mondi presenti nell'universo – dato che noi umani non abbiamo nessuna informazione, almeno fino ad ora, sulle dinamiche evolutive che si possono essere sviluppate in altri mondi. Sempre con riferimento all'ipotesi che il processo creativo stia evolvendosi nel tempo per effetto del sorgere della coscienza e della sensibilità umana come proprietà emergenti rispetto al potere creativo della natura, dobbiamo riconoscere che siamo ancora in una fase molto primitiva di tale evoluzione, in quanto le esigenze determinate dalla vita organica (regolata dalle leggi naturali), stimolate dalla frammentazione della coscienza in una pluralità di organismi, sono tuttora di gran lunga prevalenti. Pertanto la presa di coscienza da parte del processo creativo non si manifesta ancora come un fenomeno armonioso e progressivo, almeno in relazione a quanto viene percepito dall'io cosciente d molti esseri umani, ma piuttosto come una tensione di dinamiche diverse, talvolta antagoniste e non di rado conflittuali, che nel loro insieme trovano espressione nella complessità bipolare della psiche umana. Per questa ragione si può anche ipotizzare ragionevolmente che le istanze profonde (come armonia, pace, collaborazione, solidarietà, bellezza, gioia, amore, ecc.) di cui l'io cosciente di moltissimi esseri umani si sente depositario ed interprete, anche sotto l'influenza della polarità positiva della psiche, abbiano origine da un'energia diversa da quella da cui derivano le leggi naturali che hanno plasmato il nostro mondo e le dinamiche tra gli organismi viventi. Dato che nel corso della vita umana non siamo in grado di conoscere direttamente ed in modo soddisfacente come stanno le cose al riguardo, in genere ci affidiamo alla psiche (nel senso che ogni io cosciente si affida alle sintonie della propria psiche) per ottenere qualche informazione su come interpretare questo complesso quadro della vita e qualche direttiva su come comportarci ed agire nel modo più appropriato: considerato il carattere bipolare della psiche umana, le conseguenze di questa (ingenua) attitudine dell'io sono sotto gli occhi di tutti noi. L'esistenza ed il ruolo dell'io cosciente Quale che sia la futura evoluzione del processo creativo o il risultato dell'interazione tra le dinamiche che regolano la vita organica e le istanze mentali determinate da energie di altra natura che si riflettono nella psiche umana, è giusto riconoscere all'io cosciente un ruolo fondamentale sia nei confronti dello sviluppo stesso dell'umanità (il cosiddetto progresso), sia in relazione ai cambiamenti ambientali ed ai loro effetti sul sistema naturale del pianeta Terra. È evidente come la qualità ed il livello di evoluzione dell'io cosciente siano molto diversi da una persona all'altra, e dunque l'influenza sociale e culturale di alcuni esseri umani sugli orientamenti e sulle dinamiche dei processi di sviluppo dell'umanità sia di gran lunga maggiore rispetto a quella della media degli individui: in questo consiste il potere di organizzare, di dirigere e di guidare le masse, nel bene e nel male, di cui alcune persone sono particolarmente dotate. Nello stesso tempo, ogni io cosciente dà il suo contributo, per quanto piccolo o apparentemente irrilevante, alla storia dell'umanità, e nel loro insieme le energie che possono essere messe in gioco da grandi quantità di persone singolarmente irrilevanti possono avere un notevole impatto sulle vicende umane: si può trattare di un'azione violenta, devastante e distruttiva (tendente al caos), nel caso che queste forze non siano organizzate, oppure di un'azione costruttiva di rinnovamento socioculturale se alcuni individui sono dotati di sufficiente carisma e capacità organizzative per dirigere l'azione di una massa umana. La storia dell'umanità, anche recente, offre vari esempi dell'uno e dell'altro caso. Tuttavia, indipendentemente dal potere che ogni singolo io cosciente può avere nell'influenzare le vicende umane ed il corso della storia (che, come si è visto, coincide con la stessa evoluzione del processo creativo sul nostro mondo), è certo che ogni io cosciente può intervenire direttamente nelle dinamiche dell'umanità per un periodo di tempo limitato, cioè fintanto che l'organismo a cui è vincolato è vitale. L'io cosciente, abituato a sentire e ad interpretare il trascorrere del tempo così come lo sperimenta nel corso della vita organica, sa cosa accade ad un organismo dopo quell'evento che viene definito morte biologica, ma spesso è incerto in merito a quello che sarà il suo destino una volta che il suo organismo sia morto, e non sa quali eventuali esperienze dovrà affrontare. Per quanto riguarda l'organismo, esso è soggetto ad un progressivo processo di decomposizione e di dissoluzione dei tessuti che richiede un certo tempo, anche di anni, per completarsi, a meno che non sia accelerato dall'evento stesso che causa la morte o da pratiche artificiali successive, come la cremazione. Se l'io cosciente identifica la sua esistenza con quella dell'organismo a cui si sente vincolato durante la vita umana, ed in particolare con il funzionamento dell'organo cerebrale, sarà indotto a credere che con la dissoluzione del cervello verrà meno la sua stessa esistenza, per quanto strano, incongruente e perfino doloroso il pensiero di tale annientamento gli possa sembrare. Come è stato più volte evidenziato in questo sito, le possibili informazioni che possiamo ottenere sull'eventuale esistenza dell'io cosciente dopo la morte provengono dalle testimonianze di coloro che hanno sperimentato una NDE oppure dalle comunicazioni e dai fenomeni della medianità. Tuttavia, tutte le NDE sulle quali possiamo ottenere informazioni sono state determinate da un eventuale stato di morte clinica dal quale il soggetto sperimentatore è stato riportato in vita, senza che il tessuto cerebrale abbia subito il processo di decomposizione progressiva in modo irreversibile. Nel caso dei fenomeni medianici, invece, pur avendo a che fare con fatti sorprendenti e di enigmatica interpretazione, che molto probabilmente coinvolgono entità aliene rispetto alla dimensione in cui si svolge la nostra vita organica, dobbiamo riconoscere che tanto il medium quanto gli assistenti sono coinvolti nei fenomeni in quanto organismi vivi e vegeti, anche se l'eventuale stato di trance del medium può presentare aspetti anomali ed indecifrabili. L'aspetto veramente interessante delle NDE non è rappresentato dal coinvolgimento o meno di alcune funzioni cerebrali nella loro elaborazione, ma dalla loro qualità esperienziale, completamente diversa da ogni altra esperienza della vita umana, e dall'effetto che esse hanno sull'io cosciente degli sperimentatori. Ho già trattato diverse volte questo argomento in alcune pagine del blog, tra cui vorrei ricordare quella su Il confine della morte del luglio 2023. Accade abbastanza spesso che nel corso di queste esperienze l'io cosciente si renda perfettamente conto di esistere, e di essere già esistito, in una forma che costituisce la sua autentica essenza, ed in una dimensione (spirituale) che rappresenta la sua vera dimora, e di aver deciso intenzionalmente di dimenticare questo suo stato esistenziale per sperimentare un certo aspetto della vita umana come io cosciente dipendente dalla formazione e dallo sviluppo di un particolare organismo al quale resta vincolato. Dunque l'io cosciente umano, la cui esistenza è determinata dal particolare organismo al quale si sente vincolato, e l'io cosciente spirituale, che si manifesta quando quello umano viene liberato dai vincoli della vita organica, non sarebbero altro che due aspetti della stessa entità: il primo, soggetto al flusso unidirezionale del tempo che va dalla nascita alla morte dell'organismo, si trasforma, o meglio, confluisce nel secondo, il quale esiste in una dimensione, per così dire, eterna, nella quale il tempo non viene sperimentato in modo continuo ed unidirezionale, e di conseguenza termini come inizio e fine perdono di significato, per essere sostituiti da un continuum di esperienze. In alcuni esseri umani, tuttavia, l'influenza dell'io spirituale viene in qualche modo percepita dall'io cosciente in modo più o meno intenso già nel corso della vita organica, anche se filtrata ed in qualche misura distorta dalle sintonie della psiche umana (positive o negative che siano). Ovviamente, sorge spontanea la domanda sul perché di questo strano stato di cose. Perché mai l'io cosciente di un essere umano dovrebbe formarsi e svilupparsi nell'ambito della vita organica restando completamente all'oscuro della sua connessione con la sua controparte spirituale, per ottenere poi – non senza difficoltà – qualche informazione indiretta ed incerta al riguardo? I tentativi fatti dalla psiche umana per giustificare la rimozione dell'io spirituale dalla memoria dell'io cosciente possono essere più o meno convincenti a seconda dell'orientamento di quest'ultimo: secondo alcuni si tratterebbe di un'esigenza imposta dall'impossibilità di affrontare le difficoltà e le tribolazioni della vita organica da parte di un'entità memore dello stato di beatitudine proprio della condizione spirituale, secondo altri sarebbe un esame che l'io spirituale dovrebbe superare per dimostrare di riuscire a ricordarsi della propria esistenza nonostante l'oscuramento determinato dalla vita organica. Molte NDE, così come alcuni fenomeni medianici, che ci mostrano delle tracce o degli indizi che sembrano avere lo scopo di favorire l'evoluzione dell'io cosciente verso il riconoscimento dell'esistenza della sua controparte spirituale, presentano tuttavia condizioni aleatorie ed incerte tali da impedirci di considerarle prove oggettive, del tutto convincenti ed irrefutabili, della sopravvivenza dell'io cosciente alla morte dell'organismo ed della sua fusione con l'io spirituale. Nello stesso tempo, è innegabile che molte NDE hanno un potere di persuasione estremamente forte sull'io cosciente dello sperimentatore, che anche dopo il ritorno alla vita organica mantiene la convinzione incrollabile dell'esistenza della dimensione dello Spirito e del ritorno all'esistenza spirituale da parte dell'io cosciente al termine della parentesi della vita umana. Così come nel corso della vita organica le sintonie della psiche che coinvolgono l'io cosciente possono essere molto soggettive, determinando sostanziali differenze e perfino incompatibilità tra i comportamenti delle persone, anche le NDE presentano alcuni elementi che le accomunano ed altri che le diversificano, in una gamma che va, per così dire, dal paradisiaco all'infernale. Ho già esposto nella pagina del blog 2023 (agosto) su Il destino dell'io cosciente dopo la morte dell'organismo le ragioni per cui ritengo che le esperienze positive e paradisiache siano dovute al trasferimento dell'io cosciente nella dimensione dello Spirito, mentre quelle angoscianti o infernali dipendono dall'incapacità dell'io di liberarsi dai vincoli della polarità negativa della psiche umana: una condizione che può anche essere determinata da un irrigidimento sclerotico delle convinzioni dell'io cosciente (cioè da una sua completa identificazione con alcune sintonie della psiche alle quali non riesce a sottrarsi) durante la vita organica. Vi è comunque una marcata differenza tra l'io cosciente che cerca di comprendere in che modo può partecipare attivamente ed in modo intelligente all'evoluzione del proprio destino, anche una volta che la vita organica si sia conclusa definitivamente, e l'io che si rimette passivamente alla decisione ed alla volontà di presunte entità dotate del potere di decidere del suo destino, per non parlare dell'io di coloro che accettano supinamente l'idea del proprio annientamento alla morte dell'organismo, come se fosse la cosa più normale e più incontestabile del mondo. Eppure riscontriamo che il potere di condizionamento e di convinzione esercitato dalle sintonie della psiche umana alle quali l'io cosciente si sottomette e con le quali si identifica, senza usare la propria coscienza e la propria intelligenza per approfondire la conoscenza della propria essenza al di là dei ruoli che gli vengono imposti dalla vita organica, è tale da riuscire a mantenere la maggior parte delle persone nella condizione di automi umani. L'io cosciente come proprietà emergente La condizione dell'io cosciente come la noi la sperimentiamo nelle varie fasi di questa nostra vita organica si presenta dunque complessa, multiforme e non di rado anche contraddittoria, non solo per quanto riguarda le differenze che indubbiamente esistono tra l'io di un essere umano e quello di un altro, ma anche in relazione ai cambiamenti che l'io di un individuo riscontra quando ricostruisce con la memoria le dinamiche interiori nei vari periodi della propria vita. La stessa formazione dell'io cosciente durante l'infanzia ed il suo successivo sviluppo, in gran parte plasmato dai programmi e dai condizionamenti riscevuti dall'ambiente socioculturale nel quale il suo organismo viene allevato, sono fenomeni che manifestano una grande variabilità, ed i cui effetti influenzano le dinamiche della psiche nelle quali l'io resta coinvolto per tutta la durata della vita umana. Se poi consideriamo l'io come una proprietà emergente derivante dal funzionamento dell'organo cerebrale dell'organismo a cui esso è vincolato, allora dovremmo anche mettere in conto le variabili genetiche che influenzano lo sviluppo e le funzioni di ogni singolo cervello. Alla luce delle teorie attualmente più accreditate sull'evoluzione della vita sul nostro pianeta, possiamo senz'altro individuare una posizione nella scala del tempo (per esempio, 5 milioni di anni fa), prima della quale siamo praticamente certi che nessuna forma di io dotato di un barlume di coscienza umana fosse presente. Di conseguenza, l'ipotesi di considerare l'io cosciente come una proprietà emergente dello sviluppo della vita organica ha un suo fondamento. Nella pagina sull'Evoluzione della vita ho anche accennato allo sconcerto che l'io cosciente può sentire nel fare riferimento ad una condizione di esistenza priva di qualsiasi coscienza in grado di valutarla, di interpretarla e di conoscerla, quale sarebbe quella ipotizzata dalle teorie riduzioniste per le ere antecedenti alla comparsa della coscienza umana. Una volta che ha consolidato il proprio ruolo tra le dinamiche del nostro mondo, la coscienza ha messo in connessione la particolare sensibilità dell'io (diversa da individuo ad individuo) con tutta la gamma di possibili sintonie della psiche umana, contribuendo così a determinare quella moltitudine di varianti nei destini personali di cui ognuno di noi può verificare ogni giorno gli effetti. Il comportamento degli altri, quello che comunicano pubblicamente con le parole, con gli scritti, con la mimica e con la gestualità della loro persona, quello che comunicano direttamente al nostro io, sono tutti effetti del coinvolgimento del loro io cosciente nelle dinamiche della propria psiche. Tuttavia, sotto il profilo dell'esperienza interiore, ciascun io può conoscere solo le dinamiche della sua psiche, superando non poche difficoltà. I vari fattori che determinano il destino personale di ogni organismo umano, tra i quali una posizione rilevante spetta all'ambiente di formazione e di sviluppo, fanno sì che in alcuni casi l'io si senta soddisfatto e contento del proprio ruolo sociale, in altri casi può sentirsi infelice e del tutto disadattato, mentra nella maggior parte dei casi si trova in una condizione intermedia nella quale, come si suol dire, fa di necessità virtù per riuscire a far fronte alle esigenze della vita organica. Proprio a causa delle difficoltà determinate dal confronto con la propria psiche l'io cosciente può sentire la condizione che gli viene imposta dalla vita organica come vulnerabile e difficile da sopportare, anche a causa dei limiti che riscontra nel comprendere le ragioni dell'assoggettamento dell'io cosciente di altri organismi umani da parte di sintonie della psiche molto diverse dalle proprie. Questo è, potremmo dire, lo stato dell'arte, anche nel nostro tempo, per quanto riguarda la conoscenza della condizione dell'io cosciente, considerato come proprietà emergente del processo evolutivo del nostro mondo. Le risorse a disposizione dell'io cosciente (che, come va sempre ricordato, sono molto diverse da una persona all'altra) possono essere sufficienti per affrontare gli impegni e le difficoltà della vita umana, ma molto di rado riescono ad offrire allo stesso io qualche barlume di conoscenza in merito all'enigma della propria esistenza. Per quanto riguarda la vita organica, l'io cosciente si accontenta quasi sempre di considerarsi come il prodotto dell'organismo a cui si sente così intimamente vincolato, evitando in genere di approfondire la propria conoscenza delle complesse dinamiche che hanno portato alla formazione ed allo sviluppo di quell'organismo ed alle particolari condizioni ambientali e socioculturali in cui il suo organismo è nato, è cresciuto, e continua a vivere e ad agire fino alla morte. Ma per quanto riguarda la propria esistenza come entità autonoma, svincolata dalle esigenze della vita organica e dalle dinamiche bipolari della psiche nelle quali viene coinvolto a causa della dipendenza dal suo organismo, l'io cosciente non dispone quasi mai di una conoscenza diretta, certa ed indubitabile in merito a tale condizione. Tuttavia, nella misura in cui il termine della vita umana si avvicina, l'io cosciente può sentire un certo disagio per non disporre di sufficienti informazioni e certezze in merito al proprio destino, o per non aver dedicato sufficienti risorse ed energie all'approfondimento della conoscenza di se stesso. Sotto questo aspetto, l'esperienza della dimensione dello Spirito raccontata da molti di coloro che hanno avuto una NDE può rappresentare una bussola che consente di orientarsi tra le difficoltà della parte finale della vita organica per mantenere la rotta che può consentire all'io cosciente di sperimentare qualcosa di molto diverso rispetto alle sintonie della psiche umana. Nello stesso tempo, finché viviamo in questo mondo, dovremmo costantemente meravigliarci di quella straordinaria proprietà emergente che consente alla mente di ciascuno di noi di sperimentare l'uno o l'altro fenomeno della vita e di interpretarlo, contribuendo così – in un modo o nell'altro – alla sua stessa esistenza. Infatti, pur tra tutte le difficoltà, i limiti, gli errori ed i conflitti determinati dalle dinamiche della psiche umana nelle quali l'io viene coinvolto, ciò che noi percepiamo ed interpretiamo come realtà di questo mondo non è altro che l'effetto creativo della nostra mente, elaborato dalle nostre risorse intellettive. Come ho già più volte evidenziato, una realtà esistente priva di qualsiasi forma di coscienza in grado di percepirla e di interpretarla è qualcosa che ci lascia perplessi e quasi increduli, tanto siamo abituati a sperimentare gli effetti della nostra attività mentale su qualcosa che non sappiamo cosa sia nella sua essenza, e che consideriamo come realmente esistente o esistito. È nemmeno possiamo sapere con certezza se ed in che modo questo complesso sistema, di cui noi stessi facciamo parte, sia gestito intenzionalmente da entità aliene che operano in forma organizzata. È come se, essendo racchiusi all'interno di una bolla gigantesca che contiene un intero mondo, guardando verso le pareti di questa bolla riuscissimo a vedere solo il riflesso di quello che è contenuto al suo interno, ma non quello che c'è al suo esterno. Eppure, possiamo riuscire a comprendere che questa bolla altro non è se non la percezione interpretativa creata dalla nostra mente, per effetto della sua connessione con una moltitudine di altre menti umane, ognuna delle quali offre il proprio contributo alla creazione collettiva della poliedrica e mutevole realtà racchiusa nella bolla. Un processo interessante ed affascinante, che tuttavia non soddisfa in pieno l'io cosciente nel momento in cui esso comincia a sentire l'esigenza di esplorare le dimensioni situate al di là delle pareti della bolla, alle quali non può accedere con le risorse del suo organismo. In genere per noi la nascita di un organismo non si riferisce al momento in cui una cellula uovo comincia a moltiplicarsi per dare forma all'embrione, ma alla separazione dell'organismo, ormai già sufficientemente sviluppato, dall'organismo madre all'interno del quale si è formato, oppure dalla sua uscita da un uovo la cui funzione di custodia e di nutrimento si è ormai esaurita. Analogamente, anche l'io cosciente deve raggiungere un sufficiente grado di evoluzione per potersi separare dall'organismo dal quale ha avuto origine ed in connessione col quale si è sviluppato, almeno fino ad un certo livello. La morte dell'organismo può dunque essere interpretata come la nascita dell'io cosciente nella dimensione dello Spirito, cioè come l'inizio di un'esistenza non più condizionata dalla precarietà del tempo e dalla vulnerabilità dell'organismo umano. La sensazione di essere tornato alla propria vera dimora, riportata da molti di coloro che hanno avuto una NDE, non implica necessariamente un dualismo tra l'io cosciente, soggetto alle esperienze della vita umana che il destino gli impone, e l'io spirituale che vive in una dimensione separata da quella del mondo organico in cui si svolge la vita umana. Probabilmente si tratta di due aspetti dello stesso fenomeno, e ritengo che la dimensione della vita umana sia già parte della dimensione dello Spirito, anche se l'io cosciente, nel corso della vita organica, difficilmente riesce a percepire questa connessione. Cercherò di chiarire il mio punto di vista con un esempio: durante il giorno l'intensa luce solare ci consente di vedere con chiarezza tutti gli aspetti della realtà fisica del nostro mondo che riusciamo a percepire, ma nello stesso tempo ci impedisce di vedere l'universo di cui siamo parte, e che pure è lì, ben presente, ma al di là della portata delle nostre percezioni sensoriali saturate dalla luce del sole. Solo durante la notte, quando il nostro mondo è piombato nell'oscurità, riusciamo a vedere la complessità di un firmamento da cui siamo affascinati e sbalorditi. Allo stesso modo, l'intensa luce della psiche umana, che abbaglia la coscienza dell'io mediante le facoltà mentali dell'organismo, impedisce alla stessa coscienza di percepire i deboli segnali provenienti dalla dimensione dello Spirito. Tuttavia, quando riusciamo a diventare coscienti dello splendore infinito dell'universo, dobbiamo riconoscere che il mondo nel quale viviamo, pur con tutte le meraviglie che esso contiene, non è altro che una minuscola entità, uno tra i miliardi di miliardi di mondi esistenti, dei quali non conosciamo assolutamente nulla. Lo stesso si può dire per la psiche umana, ed in particolare per quella fascia molto ridotta di sintonie della psiche che ogni io cosciente sperimenta nel corso della sua vita organica, quando viene messa a confronto con l'immensità della dimensione dello Spirito. Ed il semplice fatto che il nostro organismo sia un prodotto dell'evoluzione della vita sul nostro pianeta, e dunque vincolato all'ambiente della Terra per la propria sopravvivenza ed incapace di muoversi a proprio piacimento negli sconfinati spazi interstellari, costituisce un limite preciso al potere della psiche umana, che vincola a sé l'io cosciente così come la forza di gravità terrestre attrae a sé il nostro organismo. Ma il periodo di tempo (più o meno lungo o breve) che segna la durata della vita di ogni singolo organismo umano, può essere sufficiente non solo per la formazione e lo sviluppo, ma anche per l'evoluzione dell'io cosciente, fino al punto che esso riesce a percepire, ad interpretare ed a comprendere l'esistenza della dimensione universale dello Spirito, impegnandosi per entrare in sintonia con quest'ultima con le risorse intellettive di cui dispone, e riducendo nel contempo la propria dipendenza dalla psiche umana. Ancora una volta entra in gioco il fattore tempo, che dà origine ad una nuova proprietà emergente determinata dall'ampliamento della coscienza e dall'attività della mente umana. La percezione dell'immensità dell'universo, infatti, modifica radicalmente l'interpretazione di quanto accade sul nostro mondo, ed in particolare nel cortile di casa nostra, come unica sorgente di informazione di una realtà considerata come oggetto di conoscenza da parte delle nostre risorse intellettive. Tutto ciò che non sappiamo dell'universo può esercitare sull'io cosciente un fascino particolare perché – tra le altre cose – lo induce a considerare la psiche umana come un fenomeno limitato ad un ambito particolare, cioè ad uno degli innumerevoli mondi che quest'universo contiene. Proprio le esigenze di quell'organismo mediante il quale l'io cosciente sperimenta la vita sul nostro pianeta rendono infatti impossibile l'esplorazione diretta dell'universo a causa delle dimensioni dello spazio-tempo che separano i sistemi stellari. Possiamo anche riporre le nostre speranze nei progressi della scienza e della tecnologia che potrebbero in futuro offrire all'umanità nuove risorse e nuovi strumenti e mezzi per affrontare l'esplorazione di altri sistemi della nostra galassia, ma si tratta, per l'appunto, di speranze, che allo stato attuale non dispongono di nessuna solida base su cui fondarsi. L'universo è per noi come un libro enorme sulle cui pagine, che ai nostri occhi appaiono bianche, lo Spirito creativo ha scritto miliardi e miliardi di storie che la nostra mente riesce a malapena ad intuire con l'immaginazione di cui è dotata. Nello stesso tempo, via via che le nuove conoscenze sui diversi aspetti dell'universo vengono acquisite dalla coscienza dell'io, ne ampliano considerevolmente il potenziale ed il raggio d'azione, configurandosi come una nuova proprietà emergente della mente umana che consente a quest'ultima di partecipare creativamente all'interpretazione dell'universo. Infatti, non potendo sperimentare e studiare i fenomeni dell'universo con la stessa facilità ed immediatezza con cui riusciamo a verificare quanto accade nel nostro mondo, la mente umana deve far ricorso ad elaborazioni intellettive audaci e piene di inventiva nel tentativo di spiegare quanto riusciamo a percepire ed a conoscere in merito a tali fenomeni. A causa delle dimensioni spazio-temporali dell'universo, queste ipotesi e teorie interpretative possono contare solo in parte, ed entro certi limiti, su riscontri sperimentali atti a smentirle o a convalidarle, e di conseguenza si viene a creare qualcosa di simile ad un gioco di specchi nel quale si riflettono le capacità inventive delle menti di coloro che si cimentano in quest'attività. Di fronte alla vastità incommensurabile dell'universo, la nostra mente deve riconoscere che il potere creativo che si manifesta dispiegando i suoi effetti nella dimensione dello spazio-tempo va ben oltre le capacità di comprensione determinate dalla psiche umana. Di conseguenza non possiamo escludere che l'io cosciente, sviluppatosi come effetto della vita di un organismo prodotto dal processo evolutivo che si è svolto sul pianeta Terra, non possa continuare ad esistere in altra forma una volta che tale organismo abbia concluso definitivamente il proprio ciclo vitale. Questo vale nel caso in cui l'esistenza dell'io cosciente venga attribuita esclusivamente al potere creativo nel duplice aspetto in cui esso si manifesta alla mente umana e viene da quest'ultima interpretato: 1) come processo evolutivo che ha dato origine dapprima alla vita ed allo sviluppo delle forme viventi sul nostro mondo, e poi al sorgere dei primi barlumi di coscienza ed all'evoluzione della stessa, fino allo sviluppo delle qualità intellettive della mente umana; 2) come processo che determina tutto quanto può accadere in un universo (o anche in una pluralità di universi) che si manifesta tramite lo spazio-tempo, del quale la mente umana può percepire solo un debole e pallido riflesso. Se invece consideriamo l'io cosciente come un'entità per il cui sviluppo e per la cui evoluzione è determinante anche l'influenza di un'energia di natura diversa da quella che ha prodotto l'organismo umano, e se riconosciamo che tale energia ha un ruolo determinante nel dirigere il processo creativo dell'universo, ecco che allora anche l'esistenza dell'io cosciente al di là del ciclo vitale dell'organismo a cui esso è vincolato nella vita umana ne consegue quasi di necessità. Così dovrebbe essere, quanto meno, nel caso in cui l'io cosciente abbia raggiunto nel corso della vita umana un livello di evoluzione che gli consente, alla luce delle proprie risorse mentali, di sentire, di riconoscere, di interpretare e di comprendere il proprio ruolo nell'ambito del processo creativo dell'universo dal quale esso ha avuto origine, e del quale le facoltà intellettive e creative di cui è dotato sono diventate ormai parte integrante.
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